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Buy-back e Finanziarizzazione dell’economia, Part 1

Non mi capita molto spesso di scrivere a chi ci conosce per comunicare urbi et orbi, ma il tema della finanziarizzazione dell’economia penso sia un tema di grande rilievo per tutti gli imprenditori che spesso contattano società come Brightside in primis per aiutarli a capire un mondo, quello della finanza appunto, che ha logiche molto spesso diverse rispetto a quelle dell’impresa familiare a cui sono da sempre abituati.

Nella capacità di aiutare i clienti a capire le logiche della finanza, penso si materializzi la vera missione di un family office che si possa definire tale.

Forse addirittura prima della preservazione del capitale. Perché senza capire come funziona questo mondo, risulta molto complicato creare delle strategie per la crescita del proprio patrimonio.

Questa mail è indirizzata solamente ad imprenditori e se troverete il tempo di leggere le sei pagine dell’allegato, capirete naturalmente il perché.

Da sempre ho fatto fatica ad afferrare il motivo per cui il management di società quotate possa varare campagne di riacquisto di azioni proprie (buy-back) invece che pagare dividendi e dare indietro agli azionisti il cash generato dalla società, lasciando poi all’azionista stesso la decisione circa dove riallocare il cash cosi ricevuto.

Capisco che il management possa decidere di non pagare il dividendo se ha ambiziosi piani di sviluppo in mente che implicano investimenti in asset reali, ma non capisco proprio perché il management possa invece utilizzare il cash, quando disponibile, per arrogarsi il diritto di comprare azioni della società stessa al posto mio, obbligandomi ad allocare il capitale non sulla base di quale possa essere l’allocazione prospettica piu’ interessante per me, ma sulla base di quale possa essere l’allocazione prospettica piu’ interessante per il suo tornaconto.

Ho sempre trovato questa pratica davvero ai limiti e sono sempre stato stupito di come i media invece soprassiedano e considerino tutto cio’ come “business as usual”.

Ben Hunt un analista finanziario americano che porta avanti da anni un blog molto interessante (allego il link del suo studio nella musicalità della lingua originale https://www.epsilontheory.com/yeah-its-still-water/ ) scende nel dettaglio delle pratiche di buy-back, analizzando il caso della Texas Instrument.

Lascio ad ognuno le valutazioni del caso.

Come dicevo all’inizio, il nostro unico scopo è quello di stimolare la riflessione ed aiutare a capire lo spirto del nostro tempo, il nostro Zeitgeist.


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