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Il nuovo paradigma

La stampa specializzata e non solo, nonché tutti gli opinion leader italiani, in ogni analisi o intervista che venga resa pubblica, non mancano di rimarcare come l’arrivo del Covid e di tutto cio’ che sta facendo seguito alla pandemia, rappresentino un momento di discontinuità secolare, un cambiamento radicale per il nostro modo di agire ed i nostri comportamenti economici. Un cambio di paradigma appunto.

Questo punto di vista, a mio avviso condivisibile, difetta nelle varie esposizioni di evidenze fattuali in grado di spiegare ai piu’, i fondamenti razionali alla base di questa argomentazione; in un momento di scarsa visibilità come quello che stiamo vivendo, é invece importante dare elementi, il piu’ analitici possibile, per argomentare i propri punti di vista; piu’ la situazione è complicata, piu’ è un dovere essere fattivi per contestualizzare il divenire. Da qui partiamo dunque per il nostro ragionamento odierno.

Alcuni elementi inequivocabili definiscono il cambio di paradigma rispetto al passato; una storia recente che, vale la pena ricordarlo, ha regalato un Bull Market senza fine per i mercati azionari americani dal 1987 ad oggi; in questo spazio di tempo, i ritorni sono stati infatti pari al 1250%

Questo Bull market è stato guidato da alcuni catalizzatori, probabilmente irripetibili; nel dettaglio:

  1. La generazione piu’ numerosa nella storia degli Stati Uniti (76 milioni di Baby Bommers, 1946-1964) è entrata nel mercato del lavoro con l’obiettivo di raggiungere in ogni modo il Sogno Americano. Comprandolo o facendosi prestare i soldi per comprarlo… I Baby Boomers iniziano ad andare in pensione nel 2017 e nelle prossime due decadi ritireranno 28 trillions di asset finanziari necessari a sostenere il loro stile di vita durante la pensione; il pendolo sta velocemente movendosi dalla creazione di ricchezza verso la ridistribuzione della stessa
  2. L’entrata della Cina nel WTO porta ad uno shock sul mercato del lavoro, con una contribuzione sostanziale alla caduta della compensation della forza lavoro
  • L’attitudine benigna del Governo Americano nei confronti della tassazione dei profitti societari:
  • Il collasso dei tassi di interesse:
  • Una globalizzazione sfrenata ed ininiterrotta… fino al 2019:
  • Una leadership americana mai davvero messa in discussione, la nuova Pax Americana:
  • La ciliegina sulla torta: una decade di esuberante politica accomodativa da parte delle banche centrali:
  • Una politica accomodativa che ha messo il turbo al “Super Debt cycle”, incentivando in modo incondizionato l’ingegneria finanziaria (buy back in primis):

Il risultato di tutto questo? Una overperformance senza pari di Wall Street su Main Street.

IN SINTESI: l’incredibile rally degli attivi finanziari delle ultime decadi, ha beneficiato di situazioni di vantaggio straordinarie ed in qualche modo difficili da ripetersi, che nel migliore dei casi, stanno diminuendo il loro impatto e nel peggiore, stanno scomparendo del tutto:

  • La Pax Americana difficilmente potrà regnare indiscussa nelle prossime decadi
  • Il trend contro la globalizzazione è solo agli inizi
  • Come la retorica anti-cinese
  • I movimenti populisti stanno alacremente combattendo per avere piu’ spazio
  • E’ difficile immaginare tassi di interesse ancora piu’ bassi degli attuali
  • La regolamentazione contro l’ingegnerizzazione finanziaria sta lentamente incrementando

Il rally dei mercati di aprile ci conferma che la dinamica dei prezzi degli attivi finanziari continua ad essere basata sul pericoloso assunto  che la valorizzazione degli asset rischiosi, sia di fatto immune a qualsiasi forma di instabilità dei prezzi, perché le banche centrali, in un modo o in un altro, riusciranno sempre a contenere le fasi di stress dei mercati.

Tutto cio’ porta ad una serie di domande chiave per la gestione dei propri attivi finanziari:

  • Sarà in grado il capitale di avere anche nelle prossime decadi una fetta dei profitti molto piu’ importante del lavoro?
  • Main Street continuerà ad essere silente davanti alle overperformance di Wall Street?
  • I tassi di interessi potranno scendere ulteriormente dai livelli attuali? Una loro discesa ulteriore non sarà un fortissimo segnale deflazionistico?
  • Come costruire il portafoglio delle prossime decadi con circa il 40%/70% del proprio portafoglio che rende zero (la parte obbligazionaria ovviamente)?
  • Se il 40% del proprio portafoglio non da piu’ nessuna protezione in caso di situazioni avverse di mercato (come le obbligazioni hanno sempre fatto in situazioni di mercati che correggono), possiamo assumere che i portafogli saranno per definizione piu’ rischiosi?
  • Che succede se riparte dopo tanto tempo l’inflazione? e se dovesse manifestarsi addirittura una fase di stagflazione?

ECCO NEL CONCRETO, IL CAMBIO DI PARADIGMA PER IL MONDO DEGLI INVESTIMENTI FINANZIARI; con la fine del lock-down, non si manifesterà semplicemente un ritorno al vecchio “business as usual”; sarà piuttosto un succedersi di sfide dal rilevante contenuto sociale, politico, economico e geopolitico.

IL TEMA PERO’ NON E’ TEMERE CIO’ CHE STA PER SCHIUDERSI DAVANTI A NOI; IL TEMA VERO E’ ESSERE PREPARATI. Essere preparati ad un periodo che possa prevedere anche che azioni e bond non funzionino, che porti dunque ad individuare gli asset che possano performare in questo scenario, allocarli con prudenza ai portafogli a prescindere dalla loro performance di corto termine.

Gli orizzonti dei patrimoni familiari sono multigenerazionali; ancora una volta dunque, lo studio della storia potrà esserci d’aiuto nell’affrontare l’ennesimo cambio di paradigma che sta per schiudersi.

Ma questo naturalmente, è per la prossima puntata.


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