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| | Macro views

Vertigo

Lights go down, it’s dark
The jungle is your head, can’t rule your heart
A feeling’s so much stronger than a thought
Your eyes are wide and though your soul,
it can’t be bought
Your mind can wander

Vertigo
“How to dismantle an atomic bomb” Album
U2, November 2004

Realvision.com è una sorta di Netflix della finanza (Web based, subscription based) che per gli investitori anglofoni di tutto il mondo ha ampiamente soppiantato i più acclamati mainstream media tradizionali attivi nell’ambito finanziario; in un mondo, quello della finanza appunto, che si regge su due pilastri e cioè “vendere” e “informare” (quest’ultimo in perenne conflitto di interesse dato che c’è sempre qualcosa da vendere), Realvision ha preso da anni una strada totalmente diversa: il mantra è l’educazione del proprio audience che è dunque continuamente stimolato ad apprendere, attraverso la democratizzazione delle menti finanziarie più brillanti, che tramite lunghe interviste sul network (durano di media 60/90 minuti), condividono la loro storia, le loro strategie ed il loro modo di vedere i mercati. Vent’anni fa’ gli investitori più evoluti leggevano il FT come elemento di distinzione, oggi penso sia impossibile per un professionista della finanza vivere senza Realvision.

Il CEO e Founder di Realvision, Raoul Pal, un ex Goldman e GLG che ha smesso di gestire denaro altrui a 36 anni, oltre a questo progetto porta avanti anche una venture di analisi finanziaria macro indipendente, GMI, che ha come clienti i maggiori hedge funds e attori istituzionali su scala globale.

Raoul ha una tesi sui mercati finanziari che cercherò di sintetizzare nelle prossime pagine e che trova la summa nella formula qui sotto:

DEBASEMENT+SVILUPPO TECNOLOGICO = EXPONENTIAL AGE

Vediamo di cosa si tratta. Tutto parte dall’analisi della Covid Crisis: si è trattato della più profonda recessione economica dalla Seconda Guerra Mondiale, si pensi alla discesa del PIL, mentre i mercati hanno rimbalzato con una violenza inaudita in uno spazio di tempo cortissimo quando normalmente ci mettono fino a 18 mesi a riprendersi. C’è qualcosa di molto strano… E le cose sono ancora più strane quando si mette in prospettiva l’ultima decade e si realizza che negli Stati Uniti post Lehman, a fronte del periodo di più bassa crescita di GDP dal dopo guerra, l’indice azionario SP500 ha inanellato 500% di performance cumulata dai minimi del melt down finanziario:

Mettendo in un grafico il rapporto tra l’indice SP500 ed il bilancio delle FED si ha invece una prospettiva molto diversa: l’indice azionario ha perso l’80% nel 2008 e da allora, per più di una decade, si muove sempre attorno a quei valori…

Un’altra maniera, forse più diffusa di guardare allo stesso fenomeno è rappresentata dal grafico seguente:  

Non è soltanto l’indice azionario ad essere invariato per una decade una volta che viene diviso per il bilancio delle banche centrali, lo stesso succede al Real Estate (Case-Shiller Index), che a sua volta non genera ricchezza reale se analizzato nello stesso modo:

Ma se lo si aggiusta per il collasso del Bolivar, si presenta in tutt’altro modo, molto simile all’andamento dell’indice SP500 rapportato al bilancio della banca centrale:

A questo punto dovrebbe essere chiara la prima evidenza: non è tanto il prezzo degli asset che sale (azioni o real estate che sia) ma è piuttosto il prezzo, dunque il valore del denominatore che scende. Questo è esattamente il concetto di debasement. L’espansione del bilancio delle banche centrali, porta dunque ad una indiscriminata svalutazione delle monete fiat in cui i bilanci sono denominati. Da Lehman in poi la svalutazione è di circa il 15% all’anno. Questo è un punto chiave da comprendere: i risparmi devono generare 15% all’anno per restare invariati in termini di fiat money, euro, usd o chf che sia. E’ chiaro che tenere questo passo è possibile solo avendo risparmi da investire ed il corollario di tutto ciò è che le Banche Centrali, nel loro tentativo di salvare il mondo, stanno profondamente accentuando le spaccature sociali e dividendo la società, dato che chi si deve sostenere solo con la forza del proprio lavoro, mai sarà in grado di far crescere i propri salari al ritmo di almeno il 15% all’anno…

Ciò significa che siamo prossimi all’Apocalisse, con il collasso delle monete fiat in una spirale di debt-deflation dove tutti diventano più poveri e dove la suddetta svalutazione azzera il potere di acquisto di ognuno? Forse. Di certo se c’è una speranza per uscirne, si chiama tecnologia… Il Nasdaq rapportato al bilancio della Fed, da una prospettiva molto diversa; l’indice tecnologica ha infatti over-performato la crescita del bilancio delle banche centrali del 220%.

Il basket della azioni FAANG ha avuto una over-performance ancora superiore, del 304%, cioè del 17% all’anno:

Il primo pensiero diventa il seguente: se c’è una bolla sulle monete fiat, allora la Tecnologia è una bolla ancora più espansa dato che ne over-performa la crescita…

Raoul suggerisce una lettura diversa per quanto attiene la valutazione della tecnologia: qualsiasi cosa che cresca in termini esponenziali, come la tecnologia appunto, deve essere guardata su scala logaritmica. Molti degli sviluppi tecnologici attuali creano valore infatti perché seguono la Metcalfe’s law, da qui l’utilizzo di una scala di lettura non lineare:

Se si guarda il grafico dei FAANG su scala lineare, ci sono tutti gli indizi perché sia una bolla…

Quando si guardano i FAANG su scala logaritmica si ha l’impressione di una crescita molto più regolare ed ordinata…

Mettendo insieme DEBASEMENT e SVILUPPO TECNOLOGICO, si arriva alla tesi dell’Exponential Age: lo spazio digitale oggi vale circa 1.8 trillions di dollari. Il mercato di bond ed equity vale cento volte tanto; moltissimi dei bond hanno rendimenti prossimi allo zero e credit risk insensatamente alti, resi tali dal sostegno delle Banche Centrali al vecchio mondo e alla Zombie economy dei super-indebitati. Se i bilanci delle banche centrali crescono del 15% all’anno e la tecnologia riesce ad over-performare di un altro 17%, non c’è davvero ragione di allocare il denaro a nessun altro settore. La tecnologia, in ogni sua manifestazione, è pronta ad assorbire gli eccessi di moneta Fiat generati dal sistema. Chi capisce questo ragionamento, nazioni, aziende e naturalmente patrimoni personali, ha davanti la possibilità di crescere esponenzialmente per più di una decade.

Avrà ragione Raoul? nessuno naturalmente lo sa.

Perché scriverne? Come spesso succede, per fare risk management: le famiglie italiane hanno allocazioni storicamente e strutturalmente prudenti, dunque:

  1.  overweight a cash and bond, messi in croce dal debasement dato che queste asset class rendono zero in euro terms;
  2. allocazioni azionarie overweight su ciò che si conosce e dato che l’economia italiana ha un tessuto poco permeato dalla tecnologia e ha leadership in settori più tradizionali, senza dubbio i portafogli sono pesati più su dinamiche value che growth.

Se l’economia del paese è già chiaramente indirizzata per quanto attiene all’uscita della crisi post Covid (“the last wheel of the charriot” model).

Il ruolo di strutture come la nostra è proprio quello di evitare che anche i patrimoni seguano la fine e le dinamiche del sistema paese. Agli investitori, come sempre, l’ultima parola.


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