(foto: Washington DC, sfondo)
«Saremo noi a gestire gli affari del mondo, che al mondo piaccia o no. Il mondo non può farci niente, e nemmeno noi, immagino»
(Nostromo, J. Conrad)
Nell’esperienza quotidiana siamo soliti usare in maniera indistinta le parole “senso” e “significato”, trattandoli come due sinonimi per esprimere l’idea che dietro un comportamento, un’azione, una frase, una scelta ci sia qualcosa che motiva, che presuppone, che spiega. La lezione fondamentale che ci viene dalla grammatica è proprio quella del rapporto che lega significante (la forma del segno), significato (il concetto associato al significante) e senso (l’interpretazione data dal contesto). La tendenza a non distinguere tali termini e ad usarli in modo indifferenziato pone seri problemi in contesti meno ingenui come quello della lettura degli eventi attuali. Così, quando parliamo di “grammatica strategica” è per indicare la logica che sta dietro le mosse di attori come Russia o Stati Uniti, cioè il “codice” che rende leggibile la loro condotta di lungo periodo.
A inizio anno, il presidente Trump ha dato il via a una serie davvero straordinaria di campagne destabilizzanti dell’ordine globale che hanno lasciato il mondo sotto shock. Dagli attacchi al Venezuela e dalle promesse di “azione” contro Messico, Cuba, Nicaragua e, nelle ore in cui scriviamo, alla crescente pressione sull’Iran e alle dichiarazioni sulla Groenlandia a scapito degli alleati europei, sembra di dover dar ragione all’affermazione attribuita, forse erroneamente, a Lenin: “ci sono decenni in cui non succede nulla e settimane in cui accadono decenni”.
Appare dunque opportuno soffermarsi sulla nuova National Security Strategy degli Stati Uniti licenziata a novembre 2025. Il documento consta di 33 pagine ed espone con chiarezza il progetto americano per gli anni a venire: chiudere la lunga parentesi dell’ordine liberale post‑guerra fredda e ricostruire un impero di sicurezza a guida statunitense, la Fortezza America, centrato sull’emisfero occidentale e sul controllo dei mari e delle risorse. La NSS 2025 non è dunque solo un documento tecnico, è il manifesto dottrinale della talassocrazia americana nell’epoca della competizione multipolare[1].
Con lo scritto di oggi, ne forniamo una sintesi con alcuni riferimenti bibliografici alle Side Views che in parte ne hanno anticipato i contenuti.

Fine dell’illusione globale: ritiro strategico per rafforzarsi
La NSS 2025 si apre con un atto d’accusa al trentennio seguito al 1991. Washington avrebbe inseguito la chimera di un’egemonia globale permanente, sostenuta al tempo stesso da welfare state espansivo, sovraesposizione militare e fiducia negli organismi internazionali. Secondo il documento, ciò ha comportato erosione della sovranità interna, sovraestensione esterna, crescita di potenze revisioniste che hanno sfruttato la rete globale degli organismi sovranazionali costruita dagli USA contro gli USA stessi.
La prima amministrazione Trump viene presentata come correzione di rotta, il “reset” che ha riportato l’attenzione sugli interessi nazionali, mentre la NSS 2025 è il passo successivo: trasformare quella correzione in una nuova dottrina di lungo periodo. In filigrana, l’idea centrale è: meno crociate universalistiche, più gerarchia e selezione degli interessi da tutelare.
Che cosa vogliono gli Stati Uniti?
La risposta a questa prima domanda riguarda la definizione dei fini. Il testo parte da una formulazione che richiama la tradizione costituzionale americana: l’obiettivo primario è garantire la sopravvivenza degli Stati Uniti come repubblica indipendente e sovrana, il cui governo ha il compito di garantire i diritti naturali dei cittadini e di mettere al centro il loro bene.
In altre parole, prima di ogni ambizione globale, viene ribadito che il compito fondamentale dello Stato è proteggere la comunità politica che gli è affidata: il territorio, le persone, l’economia, il modo di vivere che definisce l’identità nazionale. Un passaggio particolarmente importante riguarda la dimensione spirituale e culturale. La nuova NSS sostiene che la sicurezza di lungo periodo è impossibile senza una “rinascita spirituale e culturale” del Paese. Serve un’America che guardi con orgoglio al proprio passato, che valorizzi i propri simboli, la propria storia, le proprie figure esemplari; una società in cui il lavoro non sia solo reddito, ma fonte di dignità; in cui le famiglie siano stabili e numerose; in cui i cittadini possano guardare positivamente al futuro sicuri che la generazione successiva erediterà un Paese migliore di quello ricevuto. Da questo fine generale discendono una serie di obiettivi concreti.

La Strategia
La parte dottrinale traduce il concetto di America First in principi operativi. La politica estera di Trump è presentata come “pragmatica non ideologica”, con una chiara e precisa definizione dell’interesse nazionale: la NSS 2025 rifiuta la tendenza, comune dopo la Guerra fredda, a includere quasi ogni tema globale sotto l’etichetta di interesse vitale.
La NSS evidenzia il ruolo del Presidente Trump come Presidente della Pace. Oltre al notevole successo ottenuto durante il suo primo mandato con gli storici Accordi di Abramo, si scrive nel documento, egli “ha sfruttato la sua capacità di negoziare per garantire una pace senza precedenti in otto conflitti in tutto il mondo nel corso di soli otto mesi del suo secondo mandato. Ha negoziato la pace tra Cambogia e Thailandia, Kosovo e Serbia, Repubblica Democratica del Congo e Ruanda, Pakistan e India, Israele e Iran, Egitto ed Etiopia, Armenia e Azerbaigian, e ha posto fine alla guerra a Gaza con la restituzione di tutti gli ostaggi viventi alle loro famiglie”.
La pace viene ancorata alla forza: una potenza economicamente solida, tecnologicamente avanzata, culturalmente coesa e militarmente superiore è meno esposta a minacce e più in grado di prevenire guerre, convincendo altri attori a cercare il suo sostegno per risolvere conflitti e mantenere la stabilità.
Allo stesso tempo, la NSS richiama la tradizione della Dichiarazione d’Indipendenza americana di non intervento sistematico negli affari interni altrui: pur riconoscendo che una potenza con interessi globali non può evitare del tutto interventi esterni, afferma che la soglia per considerarli necessari deve essere alta e legata a minacce concrete alla sicurezza nazionale.
Inoltre, viene proposto un realismo flessibile: gli Stati Uniti cercano buone relazioni e scambi pacifici con un’ampia gamma di Paesi, senza pretesa di imporre ovunque istituzioni e valori identici ai propri, pur continuando a chiedere il rispetto di principi condivisi tra amici e alleati.
Il documento ribadisce la centralità dello stato nazionale come unità politica fondamentale e giudica naturale e che è giusto che ogni Paese metta al primo posto i propri interessi e la propria sovranità. In tal senso, gli Stati Uniti si impegnano a contrastare derive che svuotano la sovranità a favore di organismi sovranazionali troppo invasivi.
Sul piano degli equilibri di potenza, la NSS afferma che gli Stati Uniti non aspirano a un dominio globale assoluto ma non possono consentire che emergano potenze regionali o globali in grado di minacciare i loro interessi vitali, di qui l’impegno a sostenere equilibri regionali che impediscano egemonie ritenute ostili.
Un ultimo principio riguarda il rapporto con alleati e partner: la politica economica e di sicurezza sarà a favore del lavoratore americano, non solo della crescita in astratto, e chiederà equità negli scambi e nella ripartizione degli oneri, respingendo il ruolo di garante unico gratis e la tolleranza verso squilibri commerciali duraturi o pratiche sleali.
Quali mezzi ha l’America?
Anzitutto, la NSS ricorda che gli Stati Uniti conservano l’economia più grande e innovativa del mondo. Lo status del dollaro, mercati finanziari e il sistema del credito americani sono descritti come pilastri del sistema internazionale e offrono a Washington strumenti di influenza e leve di pressione che nessun altro attore possiede in misura comparabile.
Vengono poi richiamate le forze armate, descritte come le più potenti e tecnologicamente avanzate, e il settore della ricerca e dell’innovazione, che continua a produrre aziende, tecnologie, brevetti con impatto globale.
Sul piano politico‑strategico, l’America dispone di una rete di alleanze che copre quasi tutte le regioni cruciali del globo: dall’Europa alla regione Asia‑Pacifico, passando per Medio Oriente e alcune aree chiave dell’emisfero occidentale.
La geografia è considerata un asset: due oceani a protezione dei confini, nessuna potenza rivale confinante, risorse naturali significative all’interno del proprio territorio, ampie possibilità di profondità strategica in caso di crisi.
Oltre a questi elementi tangibili, vi è il soft power. Gli Stati Uniti, infatti, mantengono una capacità di attrazione culturale, dai media alle università, dall’industria dell’intrattenimento al mondo digitale, che continua a plasmare l’immaginario globale. Il documento insiste sul richiamo a una “cultura della competenza” da ricostruire, alla necessità di rimuovere le pratiche DEI (Diversity, Equity, Inclusion), considerate ideologiche e divisive in ambito istituzionale, al rilancio della produzione energetica nazionale, alla reindustrializzazione, agli sgravi fiscali e alla semplificazione regolatoria come condizione per potenziare la capacità dello Stato di agire nel mondo.
Priorità
La prima è la gestione della migrazione e la protezione delle frontiere. La NSS dichiara conclusa l’epoca della migrazione di massa e presenta il controllo dei confini come primo elemento della sicurezza nazionale. L’esperienza di vari Paesi è citata a sostegno dell’idea che flussi non governati possano stressare risorse pubbliche, alimentare criminalità, frammentare il tessuto sociale e aprire spazi a minacce terroristiche e di intelligence. Da qui, la necessità di politiche molto più restrittive, coordinate con i governi di tutto l’emisfero occidentale per bloccare i flussi alla fonte.
La seconda priorità è la protezione dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini americani. Il documento insiste sul fatto che i poteri degli apparati statali non devono essere usati per limitare queste libertà, nemmeno con il pretesto di combattere la disinformazione, la radicalizzazione o di “difendere la democrazia”.
La terza priorità riguarda la redistribuzione degli oneri di sicurezza, il cosiddetto burden‑sharing e burden‑shifting. La NSS annuncia la fine del modello in cui gli Stati Uniti portano “sulle spalle” l’intero ordine mondiale e chiede ad alleati e partner, soprattutto quelli economicamente forti, di investire molto di più nella propria difesa e di assumersi responsabilità dirette nella gestione della sicurezza.
La quarta priorità è la ricerca attiva di accordi di pace come strumento di influenza e riallineamento geopolitico e propone di usare la diplomazia presidenziale come leva per chiudere guerre, prevenire escalation e spostare equilibri a favore degli Stati Uniti.
La quinta priorità, infine, è la sicurezza economica. Qui la NSS ricapitola molti elementi già elencati: riequilibrio degli scambi commerciali e riduzione dei disavanzi strutturali, contrasto a dumping e barriere, difesa del sistema produttivo interno da pratiche predatorie, protezione e ricostruzione di catene di approvvigionamento critiche in modo che il Paese non dipenda da potenze esterne per componenti essenziali alla difesa e all’economia, reindustrializzazione e rafforzamento della base industriale della difesa con una “mobilitazione nazionale” per affrontare le sfide tecnologiche poste da sistemi d’arma a basso costo.
Rientrano in questo blocco anche la “dominanza energetica” con il rilancio della produzione interna di combustibili fossili e nucleare ed il rigetto di agende climatiche considerate dannose per competitività e sicurezza.
Che cosa vogliono gli Stati Uniti nel e dal mondo?
Il documento prende le distanze dalla consuetudine di fornire panoramiche quasi enciclopediche: afferma che una strategia deve selezionare e che non tutte le regioni e le questioni possono ricevere lo stesso livello di attenzione.
A. Emisfero occidentale: il Corollario Trump alla Dottrina Monroe
Nel continente americano, l’NSS recupera la dottrina Monroe sul principio di esclusione delle potenze extra‑regionali aggiornandola. Lo scopo è duplice: prevenire l’installazione di infrastrutture, basi e asset strategici controllati da rivali (in particolare la Cina) e costruire un ambiente regionale relativamente stabile, capace di limitare flussi migratori destabilizzanti, narco‑traffico e penetrazioni criminali.
LA DOTTRINA MONROE
Questa dottrina prende il nome dal Presidente James Monroe e fu presentata nel suo messaggio al Congresso del 2 dicembre 1823: in essa Monroe proclamò che le Americhe dovevano essere libere da future colonizzazioni europee, così come dovevano essere libere dall’interferenza europea negli affari delle nazioni sovrane. L’impianto della dottrina, che era sostanzialmente difensivo, mutò nel 1904 quando, con il cosiddetto “corollario Roosevelt” (dal nome del Presidente Theodore, che portò gli USA in guerra con la Spagna per il controllo di Cuba), Washington rivendicò una sorta di “diritto di intervento” nelle questioni interne dei Paesi latinoamericani. Da allora, in pratica, l’America Latina è diventata il “cortile di casa” degli Stati Uniti. Da ciò deriva il preteso riconoscimento internazionale delle cosiddette “sfere di influenza” da parte delle grandi potenze, tra cui la Russia sul suo estero vicino.
Sul piano operativo, il documento illustra la strategia Enlist and Expand che combina tre strumenti: la presenza militare per il controllo delle rotte marittime e dei corridoi migratori, diplomazia commerciale (tariffe, accordi reciproci, supporto finanziario a progetti con imprese USA) e sostegno a governi disposti a fornire supporto di intelligence e a ridurre l’influenza di attori avversari[2].
B. Indo‑Pacifico: competere con la Cina oltre il contenimento
L’Indo‑Pacifico è definito esplicitamente come principale teatro economico e geopolitico del XXI secolo, con quasi metà del PIL mondiale a parità di potere d’acquisto concentrata nella regione e con una Cina ormai vicina, per dimensioni economiche, agli Stati Uniti.
Il documento riconosce il fallimento della scommessa secondo cui integrazione economica e apertura dei mercati avrebbero “normalizzato” Pechino, e cancella l’illusione di un ingresso della Cina nel cosiddetto rules based international order.
La risposta non è un contenimento militare puro ma una strategia multidimensionale: economica, tecnologica e di deterrenza
Sul piano economico, l’obiettivo è riequilibrare le interdipendenze, proteggere catene del valore critiche e contrastare pratiche che drenano know‑how, capacità industriali e occupazione dagli Stati Uniti.
Su quello tecnologico, affermare che siano le loro norme, le loro piattaforme e le loro architetture digitali a fissare lo standard per il resto del mondo.
Sul versante militare, negare alla Cina la possibilità di modificare con la forza lo status quo nel Mar Cinese Meridionale e attorno a Taiwan.
Tutto ciò è possibile se si rafforza la rete di alleanze e partenariati per limitare lo spazio di manovra di Pechino e impedire che la regione si trasformi in una sfera di influenza unipolare.

C. Il ruolo dell’Europa tra declino e rilancio strategico
Per quanto riguarda l’Europa, la NSS presenta un quadro decisamente critico. Questa appare come spazio in declino, intrappolato tra stagnazione economica, crisi demografica, vulnerabilità energetica e trasformazioni etniche che alimentano la narrativa di una possibile “cancellazione”. Il rischio evocato è quello di Paesi formalmente parte della NATO ma sempre meno “europei” nella composizione sociale, uniti a élite percepite come distanti e inclini a imporre restrizioni alle libertà in nome di agende tecnocratiche[3].

La risposta proposta è duplice: da un lato, chiudere rapidamente la guerra in Ucraina attraverso una stabilizzazione dell’equilibrio con la Russia, considerata potenza con cui occorre trovare un modus vivendi piuttosto che un confronto esistenziale; dall’altro, stimolare un “risveglio” europeo che rimetta al centro difesa dei confini, rilancio industriale, natalità e radici culturali occidentali. In questa visione, l’Europa dovrebbe assumere un ruolo attivo nel garantire la propria sicurezza e nel promuovere i valori occidentali, riducendo le dipendenze strategiche, anche dagli stessi Stati Uniti.
D. Medio Oriente: da centro del mondo a “teatro gestito”
Il Medio Oriente perde la centralità assoluta che aveva avuto per decenni nella strategia americana, spinto ai margini dalla rivoluzione energetica USA, dalla crescente importanza dell’Indo‑Pacifico e dalla progressiva normalizzazione dei rapporti tra Israele e buona parte del mondo arabo. La NSS assegna alla regione un ruolo di “teatro gestito”. In tal senso, gli Stati Uniti, pur mantenendo interessi vitali quali la sicurezza di Israele, la libera navigazione degli stretti, l’impedire la formazione di hub jihadisti, puntano a perseguirli con costi limitati. Ciò implica architetture di sicurezza regionali, maggiore responsabilità di attori locali e un uso intensivo di strumenti diplomatici, economici e di intelligence, riducendo l’impiego di grandi forze terrestri. La scommessa è quella di un Medio Oriente “sorvegliato ma non occupato”, compatibile con una strategia che dà priorità all’Indo‑Pacifico e all’emisfero occidentale.
E. Africa e Sud globale
In Africa e nel più ampio Sud globale, la NSS propone una rottura con la logica classica degli aiuti allo sviluppo, sostituendola con una competizione per risorse, mercati e standard tecnologici. Energia (incluso il nucleare civile), minerali critici, infrastrutture fisiche e digitali, mercati in espansione vengono identificati come fronti principali dello scontro con Cina e Russia, che negli ultimi due decenni hanno accumulato un vantaggio significativo.
Washington immagina la costruzione di coalizioni economico‑strategiche che combinano capitali, tecnologie e standard occidentali per offrire alternative credibili alla Belt and Road Initiative, vincolando al contempo le élite locali a scelte politico‑strategiche favorevoli agli Stati Uniti. La finanza diventa un’arma: attraverso banche di sviluppo, crediti all’esportazione, agenzie di garanzia e fondi per infrastrutture, gli USA puntano a orientare i grandi pacchetti di investimento verso attori privati americani e alleati, rafforzando nel contempo la dipendenza dei partner dal sistema finanziario occidentale.
Sovranità, tecnologia e potere
Un filo rosso che attraversa il documento è la centralità della sovranità tecnologica: la capacità di definire standard in AI, biotech, computer quantici e finanza digitale è presentata come nuova forma di sovranità. Dominare queste tecnologie significa non solo garantire superiorità militare, ma anche plasmare le regole del gioco economico globale, imponendo o proponendo standard che altri sono costretti ad adottare per accedere a mercati, infrastrutture e capitale.
La NSS insiste sulla protezione della proprietà intellettuale, sulla difesa da furti e penetrazioni tecnologiche e sulla costruzione di un ecosistema innovativo che impedisca a rivali sistemici di colmare il divario. Così, si delinea anche una concezione ampia di soft power, che include non solo cultura e narrativa, ma anche l’attrattività verso un sistema finanziario stabile, infrastrutture digitali sicure e un ambiente regolativo tecnologico che altri Stati possano scegliere come riferimento.
Verso quale ordine internazionale?
In conclusione, la NSS 2025 prefigura un ordine post‑liberale in cui gli Stati Uniti rinunciano alla pretesa di produrre un “ordine mondiale” unico e normativamente omogeneo ma non alla volontà di restare potenza indispensabile.
Per rimanere il più possibile in tema, la scelta per il romanzo di chiusura cade su Nostromo di Joseph Conrad che è forse il suo racconto più “geopolitico”. Narra, infatti, della trasformazione di una remota provincia latino-americana in nodo del capitalismo globale, grazie all’argento della miniera di San Tomé. Sulaco, porto della repubblica immaginaria di Costaguana, diventa il laboratorio in cui capitale straniero, ambizioni imperiali e fragili élite locali si intrecciano, producendo colpi di Stato, rivoluzioni, progetti di “ordine e progresso” e, con essi, un’immancabile spirale di violenza.

Approfondimento a cura di Gilberto Moretti.
Lugano, 18 gennaio 2026
[1] Cfr. https://www.whitehouse.gov/wp-content/uploads/2025/12/2025-National-Security-Strategy.pdf
[2] Cfr. Moretti, G. Trump’s sense of snow, in Side Views, brightside-capital.com, 19.01.2025.
[3] Cfr. Moretti, G., Childless dystopia, in Side Views, brightside-capital.com, 14.12.2025; Storytelling, in Side Views, brightside-capital.com, 10.03.2024.