I mercati spingono Trump a trovare una via d’uscita dalla guerra con l’Iran

Il TACO Index — che sta per “Trump Always Chickens Out”, ovvero “Trump fa sempre un passo indietro” — combina in un unico numero diversi segnali di stress dei mercati: la volatilità in borsa, i movimenti del dollaro, i tassi sui titoli di Stato e altri indicatori di tensione finanziaria.
Le scritte rosse nel grafico indicano i momenti in cui Trump ha fatto qualcosa di concreto per calmare i mercati. Ogni volta che l’indice saliva a livelli elevati, arrivava una mossa distensiva. Oggi siamo al massimo storico.
Petrolio: il divario tra Dubai e Brent si sta chiudendo

Il divario di prezzo tra il petrolio di Dubai e il Brent si sta assottigliando: il mercato fisico asiatico segnala che la scarsità di forniture si sta attenuando, mentre il Brent mantiene ancora un premio per i rischi geopolitici.
I mercati fisici vedono le rotte di rifornimento verso l’Asia tornare alla normalità, mentre i grandi investitori speculativi restano posizionati al rialzo sul Brent per il rischio di guerra.
I titoli energetici volano: mai così bene dal 2022

Le azioni del settore energetico americano hanno toccato 20 nuovi massimi storici nel 2026, più di qualsiasi altro anno dal 2013. L’indice S&P 500 Energy è salito del +29% da inizio anno.
Dal minimo del 2020, il settore ha guadagnato il +367%, più del doppio rispetto al +175% dell’indice generale. Per trovare un periodo paragonabile bisogna tornare al ciclo 2004-2008.
I tassi USA tornano a salire: pressione su obbligazioni e mutui

Il rendimento del Titolo di Stato americano a 10 anni è risalito al 4,40%, trascinando con sé anche i mutui a 30 anni, tornati sopra il 6,38% per la quarta settimana consecutiva.
Solo pochi giorni prima dello scoppio del conflitto con l’Iran, i mutui erano scesi sotto il 5% per la prima volta dal 2022. La tensione geopolitica ha rapidamente invertito la rotta.
I fertilizzanti indicano prezzi alimentari più alti

Il prezzo dell’urea a New Orleans, il fertilizzante azotato più usato al mondo, è salito dell’+89% da dicembre a 660 dollari per tonnellata, il livello più alto dal settembre 2022. Nel picco della guerra Russia-Ucraina era arrivato a 910 dollari.
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha bloccato le spedizioni dal Medio Oriente, mentre Cina e Russia stanno riducendo le esportazioni. Il momento è critico: siamo alla vigilia della stagione primaverile di semina.
Costi più alti per i fertilizzanti si traducono inevitabilmente in prezzi del cibo più elevati, con il rischio di riaprire il capitolo dell’inflazione alimentare vissuto nel 2022.
L’oro oggi: la stessa corsa del 1971

Negli ultimi due anni, l’oro ha ripercorso quasi esattamente la grande corsa del 1971-1973, un rally che oggi corrisponderebbe a un prezzo di 6.000 dollari l’oncia.
In quel periodo storico, il metallo non corresse mai più del 12% prima di cedere il 28% in cinque mesi. Poi riprese a salire con ancora più forza. L’oro si trova ora in una fase di pausa dopo una forte accelerazione, proprio come accadde nel 1973.
AI e grandi tech: i profitti salgono, i posti di lavoro no

Le grandi aziende tecnologiche (Microsoft, Amazon, Alphabet, Apple, Oracle, Nvidia e Meta) stanno aumentando enormemente i propri guadagni grazie all’intelligenza artificiale. Ma il numero di dipendenti rimane fermo o addirittura scende.
L’AI sta già facendo quello che molti temevano: rende le aziende più ricche senza creare nuovi posti di lavoro.
I grandi titoli tecnologici si muovono in direzione opposta al resto del mercato

Da mesi, le sette grandi aziende tecnologiche americane (Magnificent 7) si muovono sempre più in senso contrario rispetto alla borsa nel suo insieme. La correlazione tra i due è scesa a -0,27, il valore più negativo dal giugno 2023.
Nel 2023 era successa la stessa cosa, ma al contrario: l’euforia sull’intelligenza artificiale aveva fatto salire il gruppo del +45% mentre la borsa media guadagnava solo il +7%.
Il debito pubblico americano supera i 39.000 miliardi di dollari

Il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato per la prima volta i 39.000 miliardi di dollari. In soli 8 mesi è cresciuto di altri 2.000 miliardi. Dal 2018 è praticamente raddoppiato, e il rapporto debito/PIL ha raggiunto il 124%.
Le proiezioni ufficiali stimano un aumento di 2.400 miliardi all’anno per il prossimo decennio, che porterebbe il totale a 64.000 miliardi entro il 2036. Un problema strutturale che non accenna a rallentare.
America: da Paese che produce ad Economia dei servizi

La manifattura e le costruzioni pesano oggi solo il 15% dell’occupazione americana, il livello più basso degli ultimi 175 anni. Nel 1950 valevano il 40%. Allo stesso modo, l’agricoltura è scesa a poco più del 2% degli occupati.
Al loro posto sono cresciuti sanità e istruzione (20%), servizi professionali (16%) e turismo e ristorazione (12%). Il commercio e i trasporti rimangono stabili intorno al 20%.
In 75 anni, l’economia americana ha completamente cambiato pelle: da Paese che fabbrica a Paese che offre servizi.


