Debito e deficit: si stanno indebitando tutti

Gli argomenti di chi prevede un declino del dollaro ruotano attorno ai conti pubblici statunitensi: deficit elevati e un rapporto debito/PIL salito dal 60% al 125% in vent’anni (linea blu, grafico a destra). Il punto, però, è che non si tratta di un problema solo americano: le principali economie si stanno indebitando, con deficit ampi e debito in crescita. Anche la Cina, primo rivale dell’economia a stelle e strisce, non mostra numeri migliori.
Le banche centrali continuano a comprare oro a riserva

Così come lo stock di debito, anche il livello di riserve di oro detenuto dalle banche centrali di tutto il mondo ha toccato un nuovo record.
Nel corso dell’anno sono continuati gli acquisti, che hanno visto nel movimento negativo del prezzo un punto di entrata favorevole.
Gli investimenti in tecnologia sostengono la crescita del PIL

Il contributo di apparecchiature informatiche e software alla crescita del PIL statunitense è aumentato rispetto al resto dell’economia (linea blu in entrambi i grafici). L’espansione legata all’intelligenza artificiale sta compensando la riduzione dei consumi, sostenendo la crescita dove le altre componenti rallentano.
Obbligazioni francesi ai livelli del 2009

I titoli di stato francesi con scadenza a 10 anni hanno toccato nei giorni scorsi un rendimento superiore al 4%, arrivando ad un livello che non si vedeva dal 2009, anno della Great Financial Crisis.
Rendimenti ancora negativi per il cash

I rendimenti reali, ovvero quelli che tengono conto dell’effetto inflazione e delle tasse, dei Treasury americani (obbligazioni governative a breve scadenza) sono tornati in territorio negativo.
Il grafico, elaborato da Bank of America, illustra come, salvo poche eccezioni negli ultimi 25 anni, obbligazioni di questa natura non preservano il potere d’acquisto di chi investe.
L’importanza di un portafoglio diversificato

Il grafico mostra che nel 2026 stanno aumentando le settimane in cui la differenza di rendimento tra i settori dell’S&P 500 supera i 10 punti percentuali, segnale di una crescente dispersione del mercato. Livelli simili si erano osservati soprattutto nei periodi di forte incertezza, come il 2000 e il 2008.
Anche a luglio questa dinamica è stata evidente: le società che fanno parte del settore healthcare dell’indice S&P500 hanno guadagnato circa il 5,4%, mentre quelle tecnologiche hanno ceduto oltre il 10%, con un divario superiore ai 15 punti percentuali in un solo mese (dati al 28 luglio).
Acquisti di azioni USA dall’estero

Il grafico evidenzia come gli acquisti netti di azioni statunitensi da parte degli investitori esteri abbiano raggiunto un massimo storico, sfiorando i 900 miliardi di dollari su base mobile a 12 mesi. Anche in rapporto alla capitalizzazione del mercato azionario USA, questi flussi si collocano sui livelli più elevati degli ultimi trent'anni.
I dati mostrano il crescente peso della domanda estera nel mercato azionario statunitense e il forte interesse degli investitori internazionali verso gli asset USA.
Riserve di petrolio USA

Nelle ultime settimane il conflitto in Medio Oriente è ripartito, dopo che il memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran del 17 giugno sulla riapertura dello Stretto di Hormuz sembrava avvicinare una soluzione: il Brent era così scivolato dal massimo di 118 dollari al barile del 29 aprile fino a 72 dollari il 26 giugno, scendendo poi sotto i 70 in avvio di luglio. Con la ripresa delle ostilità il greggio si attesta ora attorno ai 90 dollari. Le scorte raccontano però la parte più fragile della storia: la riserva strategica americana è scesa a 311,4 milioni di barili (settimana al 17 luglio), il livello più basso da marzo 1983, con oltre 100 milioni di barili prelevati dall'inizio del conflitto.
Il gradimento di Trump torna ai minimi del mandato: 34%

Secondo l’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos, l’indice di gradimento complessivo di Donald Trump è sceso al 34%, tornando sul livello più basso del suo secondo mandato, già toccato in un rilevamento di aprile.
Concentrazione della ricchezza negli USA

Il grafico evidenzia l'elevata concentrazione della ricchezza finanziaria negli Stati Uniti: l'1% più ricco detiene oltre il 50% del mercato dei capitali.
Al contrario, il 50% della popolazione con i redditi più bassi possiede appena l'1,1% degli asset finanziari.
Questo significa che l'andamento di borsa incide in misura molto diversa sui patrimoni delle varie fasce della popolazione. La partecipazione ai mercati finanziari resta quindi fortemente concentrata nelle fasce di reddito più elevate.

